L’Educazione: il potere della conoscenza per l’emancipazione

Avete presente quando vi accorgete di essere davanti a un libro pieno di potenziale già dalla copertina? Ecco, a me è successo con L’Educazione di Tara Westover, romanzo autobiografico dal fortissimo impatto emotivo che ha molto da dire, insegnare, gridare al mondo. Ma andiamo con ordine.

Tara nasce nell’Idaho, in una casa isolata sopra la collina. La sua è una famiglia mormona e numerosa, lei è una dei tanti fratelli e sorelle che costelleranno e influenzeranno la sua infanzia e adolescenza. Ma nessuno di loro sembra essere parte del mondo. Tara non è iscritta all’anagrafe, non va a scuola, non conosce l’olocausto, non ha nemmeno bene idea di cosa sia quella cosa che tutti chiamano Europa.

La colpa di questo isolamento forzato deriva dalla figura paterna, un uomo affetto da disturbo bipolare che alterna momenti di rabbia e depressione a esagerate manie di grandezza. Lui e la moglie, del tutto eclissata e succube dalla figura del marito, conducono insieme una vita dedita interamente al lavoro e alla ricerca di scorte per l’imminente fine dei tempi, che il padre sembra tanto convinto debba arrivare da un momento all’altro.

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Già così potete ben immaginare i sentimenti che un memoir di questo calibro può suscitare. Questo libro è una finestra che si spalanca su una realtà cruda, violenta e distorta che lascia a bocca aperta. Ed è per questo che va letto, per conoscere il peso che una famiglia così lontano dalla nostra percezione può avere sulla vita di una persona.

Come suggerisce il titolo, L’Educazione ci racconta di come Tara sia riuscita ad arrivare a poter scrivere la sua storia analizzando sé stessa e la sua famiglia proprio grazie al potere dell’educazione stessa. Il punto di svolta nella vita dell’autrice avverrà infatti proprio nel momento in cui deciderà di andare al college, spinta dall’unico dei suoi fratelli che prima di lei è riuscito a tagliare il cordone ombelicale con la famiglia, Tyler. Nel nuovo ambiente della Birgham Young University, Tara sarà in grado di sviluppare le conoscenze tali da poter estirpare dagli occhi e dalla mente le convinzioni con le quali è stata costretta a crescere: lo Stato è il nemico, chi non è mormone è infedele, gli ospedali non curano, avvelenano.

Fu così che acquisii una dote fondamentale: la pazienza di studiare cose che non riuscivo ancora a capire”

Ciò che mi ha colpita di più è la capacità con cui l’autrice ha saputo mettere tutta sé stessa tra le pagine del libro. Una buona autobiografia si riconosce proprio quando riusciamo a percepire l’autore che è allo stesso tempo scrittore e protagonista. La personalità del romanzo, inoltre, viene incentivata dal fatto che la Westover non arriva a una risoluzione completa della sua storia, ed è così che spesso succede nei memoir. Quello che Tara ci racconta non è finzione, ma un racconto feroce e che mette in bilico affetto e paure.

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Tara Westover – dal suo account Twitter

Come lettori infatti, ci accorgiamo della fatica che tutt’ora Tara compie per restare separata dalla sua famiglia ed essere finalmente libera. Perché per quanto possiamo vivere in un ambiente pericoloso e tossico, la nostra famiglia rimarrà sempre tale e ci sentiremo sempre legati ai membri che la compongono. Mentre leggiamo ci accorgiamo proprio di questo aspetto e di come l’autrice stia compiendo delle grosse riflessioni su sé stessa e sul suo passato per riuscire a bilanciare una dicotomia che appare impossibile.

Dallo stile diretto, autentico e personale quest’autobiografia vi lascerà spiazzati e vi permetterà di conoscere vissuti che spero siano ben lontani dai vostri. Non vi negherò che in diversi punti la lettura si è fatta difficile. Molti avvenimenti sono quasi inconcepibili e le scelte compiute da Tara o da altri membri della famiglia potrebbero addirittura farvi arrabbiare. Bisogna quindi sempre tenere presente, durante la lettura di questo romanzo, la distorsione che Tara e i membri della sua famiglia hanno subito crescendo in un microcosmo retto da certezze incomprensibili e pericolose.

È strano quanto potere dai alle persone che ami, avevo scritto sul mio diario. Ma Shawn aveva un potere su di me che era inimmaginabile. Aveva definito chi ero, e non esiste potere più grande di questo.”

È un memoir che regala a chiunque lo legga emozioni forti, spesso fastidiose, ma dalla grande lezione di vita che possiamo trarre dalla storia dell’autrice. La cultura e l’educazione sono le armi più forti che abbiamo, più di una minaccia, più della violenza. Sono ciò che ci plasma e ci trasforma, che ci rende consapevoli e niente, ma soprattutto nessuno, può essere in grado di portarcele via.


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