Chiamatemi Anna: il coraggio di saper apprezzare il diverso

Si è da poco conclusa la seconda stagione di Chiamatemi Anna, con titolo originale Anne With an E. Serie interamente prodotta da Netflix che ha saputo portare sugli schermi una delle storie che hanno caratterizzato l’infanzia di molti di noi.

ANNE2_PEI_201_CR__DSC_6216_RNella cittadina di Avonlea, sull’isola di Prince Edward in Canada, Marilla e Matthew Cuthbert, una coppia di fratelli ormai anziani, vive la propria vita in isolamento occupandosi della fattoria di Green Gables. Da poco hanno deciso di adottare un garzone per avere due braccia in più a lavorare i campi. Di certo non si sarebbero mai aspettati di trovarsi davanti una ragazza dalle trecce rosso fuoco, una manciata di lentiggini e con una parlantina a dir poco frizzante. Anna arriva così, come una raffica di vento fresco, a sconvolgere per il meglio le vite dei Cuthbert, da sempre cristallizzati nella loro quotidianità.

Inutile dire che già da piccina ero innamorata del cartone animato che mi teneva compagnia tutte le mattine mentre spazzolavo latte e cereali prima di andare a scuola. Questa mia grande infatuazione ha fatto sì che mi buttassi sulla serie televisiva il prima possibile. Ne sono rimasta folgorata e questa seconda stagione mi ha reso ancora più soddisfatta.

Le ambientazioni, i personaggi, soprattutto Anna sono una miscela perfetta per chiunque ami essere trasportato nel XIX secolo alla ricerca di quel calore che solo storie come Chiamatemi Anna possono regalare. In particolare questa seconda stagione ha spinto molto su tematiche importantissime al giorno d’oggi, che mi sento in dovere di riportare qui come esortazione per correre a vedere la serie.

La seconda stagione ha voluto calcare la mano riguardo al tema della paura del ANNE2_202_Day9_SS_112_Rdiverso, sotto molteplici aspetti. Quello che rende il tema vincente in questa serie televisiva è proprio l’ambientazione ottocentesca, intrisa di valori arcaici che purtroppo risultano ancora non essere del tutto superati ai giorni nostri. Ci sono alcuni personaggi che ci vengono presentati durante questa stagione (non andrò nei dettagli per non fare spoiler) che fungono proprio da tramite per poter parlare di questa macro tematica. Essa viene sfruttata per discutere di razzismo, sessualità e diversità in senso più largo. Queste tematiche vengono affrontate con una dolcezza che non può rendere indifferente lo spettatore, soprattutto per l’empatia che inevitabilmente si prova conoscendo gli abitanti di Avonlea. Lo spettatore assiste al mutamento nel modo di pensare e vedere le cose non sono negli adulti, ma anche nei ragazzi, per comprendere egli stesso che è possibile che avvenga per chiunque.

Chiamatemi Anna ha fatto sì che si potesse mandare un messaggio, che Anna in primis si sente in dovere di lanciare. Lei incarna a tutti gli effetti il personaggio che più si discosta da uno stereotipo. Seppur giovane donna ama viaggiare di fantasia, legge moltissimo e di conseguenza usa parole fin troppo ricercate, è sfacciata, senza peli sulla lingua. Ed è orfana, un appellativo che si dovrà portare dietro continuamente e che sarà motivo di numerosi pregiudizi. Con la sua genuinità però, Anna sarà capace di rendere la diversità un dono e di toccare il cuore di ogni abitante della cittadina, facendo comprendere che:

Diverso non è un male…solo non è lo stesso!

Tutti questi spunti di riflessione sono tenuti insieme dal filo conduttore del tema dell’amore. Sappiamo che la maggior parte dei protagonisti in Chiamatemi Anna è molto giovane. Ci troviamo proprio nell’età in cui sbocciano i primi amori e i primi interrogativi riguardo sé stessi rispetto alla visione che gli altri potrebbero avere. La ricerca della bellezza esteriore, come era stata fonte di crucci e melodrammi per Anna nella prima stagione, sarà presente anche qui.  La nostra protagonista imparerà però una grossa lezione, che le permetterà di comprendere il vero significato dell’amore. Ma non solo lei riuscirà ad abbattere delle barriere, anche Marilla e Matthew scopriranno una forza interiore che non credevano di possedere e acquisiranno una visione della vita – e dell’amore – solo grazie ad Anna e al suo eccentrico e sincero modo di vivere la vita.

È una serie che ci esorta al cambiamento, ad accogliere a braccia aperte ciò che non conosciamo in onore della curiosità e delle – e qui cito di nuovo Anna – “infinite possibilità” che il mondo ci offre. Basta essere coraggiosi abbastanza da compiere quei piccoli passi, uno alla volta, per andare verso ciò che c’è di nuovo. Che poi, una volta compreso, tanto paura non fa.

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