MENTAL HEALTH DAY: consigli per sentirsi meglio e comprendere le malattie mentali

Forse molti di voi non sapranno che il 10 Ottobre è stata celebrata la Giornata Mondiale sui Disturbi Mentali. Una giornata per cercare di fare maggior chiarezza su ambiti che colpiscono moltissime persone, ma risultano essere ancora parecchio oscure, specialmente nel nostro paese.

L’Italia non può dire di vantare un’apertura mediatica, sociale e informativa riguardo le malattie mentali, che siano queste derivanti da fattori genetici o psicologici. Per questo motivo ho deciso di dedicare l’articolo di oggi a qualche consiglio che posso sentirmi di dare a chi si sta trovando in un periodo di difficoltà dal punto di vista della salute mentale, o per chi ha amici, parenti, compagni che ne soffrono e non sa bene come potersi comportare. Le parti dedicate a chi vorrebbe maggior chiarezza perché ha vicino qualcuno che sta soffrendo saranno precedute da una freccia →.


NON SEI SOLO

Il primo punto che voglio chiarire è questo. Non sei da solo nella malattia che stai vivendo, ci sono centinaia di migliaia di persone nella tua stessa condizione. Anche se non hai nella tua cerchia ristretta di persone qualcuno che soffre di un disturbo mentale (e mi auguro che sia così), non sentirti mai incompreso e in solitudine. Le malattie mentali, purtroppo, sono più frequenti di quello che si pensa, magari qualcuno intorno a te sta soffrendo ma non lo vuole comunicare. Ricorda che ci sarà sempre qualcuno disposto ad ascoltarti, aiutarti e capirti. Ripetilo come un mantra: non sono solo, non sono solo, non sono solo e credici. Perché è così. Una volta compreso che tante altre persone sanno cosa vuol dire passare attraverso ciò che stai sperimentando, la malattia sembrerà sempre un po’ più piccola e sarai un passo più vicino a poterla sconfiggere.

CHIEDERE AIUTO NON È SINTOMO DI DEBOLEZZA

Appena ti rendi conto di non stare bene, chiedi aiuto. E non sentirti in imbarazzo per questo. Chiedere aiuto è un grande atto di coraggio. Vuol dire prendere consapevolezza dei propri disturbi, che già di per sé è spesso difficile da ammettere, e condividerli con qualcun altro. Non sentirti in colpa o debole se devi ricorrere ad un aiuto, che sia un supporto emotivo da parte di qualcuno che ti sta vicino, piuttosto che da un terapeuta.

Se sei arrivato qui perché hai qualcuno vicino a te che sta soffrendo, ho hai il sospetto che sia così, mettiti nella condizione di ascoltatore. Abbraccia quello che ti verrà detto, senza parametri di giudizio soggettivi. Le malattie mentali sono argomenti molto personali, dunque delicati e diversi per ognuno. La cosa migliore che puoi fare per essere una buona figura d’appoggio a cui chi sta male può rivolgersi è quella di ascoltare e accettare quello che ti viene detto, facendo presente alla persona interessata che sarai sempre disponibile a venirle incontro.

PRENDI IN CONSIDERAZIONE UN AIUTO TERAPEUTICO

Il supporto emotivo da parte di una persona vicina è fondamentale, ma spesso non basta. Consiglio sempre, infatti, di rivolgersi a una figura professionale. In base al tipo di malattia che una persona soffre i terapeuti cambiano. Potrebbe servire uno psicologo, uno psichiatra o uno psicanalista, e via dicendo. Ma bisogna smettere di pensare a queste figure come i classici strizzacervelli che non fanno altro che rimbambirti e non risolvono niente. Andare da un terapeuta spesso è l’unica scelta possibile per migliorare e/o risolvere la propria situazione. E non sentitevi deboli se dovrete affiancare dei farmaci alla vostra terapia (altro argomento tabù: guai a chi prende psicofarmaci! Sembra di tornare al 1600 con le epidemie di peste). Il discorso è semplice: se sto male non potrò affrontare una riabilitazione in maniera corretta. Spesso serve un supporto farmacologico che permetta di riequilibrare i livelli ormonali – come ad esempio la serotonina – in modo tale da rendere il percorso psicologico efficace. Nel caso in cui ti dovessi trovare davanti un medico che non fa per te, non stigmatizzare l’intera branca di psicoterapeuti. Se una mela è marcia, non lo saranno di certo tutte le mele del mondo. Non ti abbattere, abbi fiducia e vedrai che troverai la figura professionale adatta alle tue esigenze.

 Se hai vicino a te una persona che sta soffrendo di qualsiasi disturbo, fai il possibile per garantire, oltre al supporto psicologico che puoi dargli tu, un aiuto medico. So che può essere una spesa onerosa. Ci sono però diverse strutture, come ad esempio i consultori, che garantiscono sedute di psicoterapia gratuitamente. Prova ad informarti per trovare la soluzione migliore.

CERCA UNA PASSIONE O UN PASSATEMPO DI CONFORTO

So bene che in molti casi è difficile trovare un qualcosa che stimoli quando si sta soffrendo. Spesso l’unica cosa che si desidera fare è seppellirsi sotto le coperte e restare immobili come degli orsi in letargo. E ci può stare che ci siano delle giornate in cui le cose vanno così, non c’è nulla di male. Ma non deve diventare un’abitudine costante o ci si ritrova in un circolo vizioso pericoloso, che finisce per danneggiare ulteriormente. Non vi dico di prendere baracca e burattini, uscire di casa e andare a fare gli equilibristi al circo. Partite da cose piccole. Magari (come nel mio caso) avete la passione per la lettura: cimentatevi in un buon libro, concedetevi un giro in libreria e un bel romanzo nuovo, aprite un blog in cui poter condividere la vostra passione. Vi piace lo sport? Benissimo! Potete anche cominciare a farlo in casa, non è necessario uscire per forza e subito. Si deve fare tutto a piccoli passi.

 Ora mi rivolgo a te che stai cercando come aiutare un tuo caro. Il consiglio che ho da darti riguardo questo punto è quello di mediare. Sii come una bilancia che non pende da nessuna delle due parti. Non insistere nello spronare a fare una determinata attività se noti che la reazione della persona interessata è uno stato di agitazione, preoccupazione o tristezza ulteriore. Ma non essere nemmeno troppo accondiscendente. Ancora una volta ti chiedo di ascoltare. Questa parola, credimi, è la chiave per essere il miglior supporto possibile. Cerca di comprendere cosa la persona che ti sta vicino ama fare e prova a proporre delle attività inerenti alla sua passione, cercando allo stesso tempo di rispettarne i limiti. Vedrai che pian piano le cose andranno sempre meglio.

CI SARANNO ALTI E BASSI, NON PRENDERLI COME UNA SCONFITTA

Pensa alla fisioterapia. Poniamo che tu ti sia rotto un ginocchio. Metti il gesso, stai a riposo e poi, una volta tolto tutto cominci la riabilitazione. Non sarà mai un percorso in salita, ci saranno alti e bassi. Momenti in cui ti sentirai come non ti sentivi da tempo e momenti in cui ti sembrerà di essere tornato allo stato di partenza. Ma non abbatterti e non sentirti come se tu debba ricominciare tutto daccapo. Non è mai così, specialmente se sei seguito da un terapeuta. I periodi brutti capitano a chiunque, ma è sintomo di lavoro. La tua mente sta lavorando al fine di stare meglio, se ci sono dei momenti critici, non potrà che migliorare. Tieni duro e stringi i denti, ne varrà la pena.

 Da persona di supporto ti raccomando, nel caso in cui ti accorgessi di un periodo buio, di non trattare la persona che sta soffrendo come se avesse davvero fatto dei passi indietro, con frasi come: “Ma com’è possibile, stavi così bene solo qualche giorno fa!” “Non ci posso credere, e adesso? Ricomincia tutto come prima?” ALT. STOP. NO, NO E NO. Questo è l’errore più grande che potete fare, innanzitutto perché, come ho spiegato prima, non si tratta di un passo indietro, ma solo una parte del percorso (come se ci trovassimo su un sentiero che va un po’ in salita e un po’ in discesa). In secondo luogo un atteggiamento di questo genere farà solo alimentare il senso di colpa di chi sta già soffrendo per conto proprio. Adottate invece un comportamento rincuorante, e sempre incline alla comprensione.

NON SENTIRTI IN COLPA PER COME TI SENTI

So che per chi non soffre di disturbi mentali questo punto può sembrare assurdo. Come ci si fa a sentire in colpa per una malattia? Potrei elencarvi decine di motivi. Per farla breve però, ne dirò solo due.

Punto primo: non se ne parla abbastanza. Nessuno verrebbe a darti pacche sulle spalle dicendo ma sì, tutto passa, su! se avessi il cancro. E questo accade perché il cancro (anche se spesso la parola risulta spaventosa come il nome di Voldemort nella saga di Harry Potter) è conosciuto, se ne parla, si è attivi nel promuovere gesti che cerchino di aiutare lo sviluppo e la consapevolezza che ruota attorno a questa malattia. E il motivo è semplice, il cancro si vede. Se una persona ha il cancro lo si nota su un piano fisico. Se una persona soffre di depressione, ansia, anoressia, bipolarismo, eccetera, non è detto che i sintomi siano così palesi. Da fuori può sembrare che sia tutto a posto, ma se poteste trovarvi nella mente di chi sta soffrendo scappereste a gambe levate e altro che frasi da copione e sorrisetti accondiscendenti.

A ciò si collega il punto secondo: chi ha una malattia mentale è spesso ben consapevole della stigmatizzazione che circonda questo campo. Ci si sente quindi in colpa con sé stessi e con chi si ha vicino perché sembra di avere qualcosa che non va, e che nessuno possa capire la condizione che si sta passando.

Per questo voglio ricordarti di non sentirti mai in colpa. Non è e non sarà mai colpa tua e non dovrai mai banalizzare la malattia di cui soffri. Nessuno banalizzerebbe una polmonite o una colite acuta. Prendi coscienza che quello che stai passando è una malattia, non una debolezza che devi tenere nascosta perché ti senti in colpa all’idea di parlarne con altri. Una volta compreso che si tratta di una malattia, la terapia sarà più facile. Una polmonite si cura, giusto? Così si curerà anche la tua depressione, schizofrenia o qualsiasi sia il disturbo che ti porti dietro.

 Da supporto, non fare di tutta l’erba un fascio. Le malattie mentali sono, come ho detto prima, molto personali. Su dieci persone che soffrono di disturbo d’ansia non ce ne saranno neanche due a soffrire dello stesso identico tipo di disturbo. Le malattie mentali sono, anche per questo motivo, difficili da decifrare. Per questo continuo a ripeterti quanto sia importante ascoltare. E in questo caso, non fare mai sentire la persona che hai vicino come se avesse qualcosa che non va, perché non è così. Ricorda anche tu che si tratta di una malattia, per giunta molto più infida di tante altre che si manifestano a livello puramente fisico, anche se gravi. Non pensare mai di trovarti davanti a una ‘fase passeggera’ che si risolverà senza nemmeno sollevare un dito. Non farai altro che aumentare il senso di colpa. Mettiti invece nella posizione di chi ha compreso il fatto che si tratta di un disturbo e che per questo motivo va curato, proprio come se ci si trovassimo di fronte a una polmonite.


So che questo articolo è stato particolarmente lungo, se siete arrivati fin qui vi faccio i complimenti, miei prodi cavalieri!

Spero di aver fatto un minimo di chiarezza, in linea generale, su punti chiave che spesso vengono interpretati nella maniera scorretta. Non sono un medico, né un terapeuta. Sono una persona che però queste cose le conosce da vicino, e se posso aiutare anche solo uno o una di voi a sentirsi meglio o a comprendere cosa una persona vicina sta passando, allora il mio articolo non sarà stato vano.

Non perdete la speranza, siate ottimisti e tenete duro. Siamo più forti di quello che crediamo, e da queste esperienze non potremo che rinascere più saggi e temprati di prima.

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